Vorrei un’ispirazione perenne, inamovibile e rumorosa, una musa impaziente e per certi versi folle. Vorrei bozze mal scritte, riviste e cancellate da un tratto di penna che copre l’errore, e poi fogli strappati, sviliti e accartocciati, come le parole per cui non trovo un posto. Vorrei un autunno in camera mia e mille tramonti sul comodino, cieli limpidi in cui ci si specchia e pensieri densi in cui ci si perde.
Vorrei sapere cos’è la poesia e innamorarmi ogni volta in cui apro gli occhi e alzo la testa dal cuscino, come se tutto il mondo fosse sempre nuovo, come se tutto il mondo mi fosse stato dedicato.
Vorrei indagare il mistero, che è essenza e bellezza di ogni cosa, e cercare l’angolazione giusta per filmare la vita quando scappa ed io le vado dietro col respiro affannato. Vorrei imparare a stare male e a parlare d’amore.
Vorrei poter sviscerare il mio tormento a mani nude e trovare un posto anche per lui in mezzo a queste righe stanche.

 

 

 

 

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