La tua mano mi accarezza ed io torno con la mente a quell’istante in cui ho creduto che ormai tutto fosse chiaro:
le cose che pensavo grandi ed accoglienti come porti erano in realtà punti di congiunzione con il nulla e i miei sforzi per un senso fogli usati da gettare e sperare di non rivedere,
le mie certezze sogni da non ricordare appena svegli e la mia solitudine una condanna, perché nessuno, dalla mia finestra, mi pareva consapevole della sua inutilità.
Torno con la mente a quell’istante e vedo il buio di quelle notti davanti a questi miei occhi nuovi,
sento lo strazio di quegli attimi dentro a questi attimi nuovi. E non lo so.
Non so se avessi ragione allora, in quella mattinata di paura, o se invece abbia ragione adesso, pensando di aver costruito con te un senso.
Non so se dovremo seguire le mosse di un ordinato destino o fare i conti con le scosse di un caos inaffidabile,
se sarà mai davvero così chiaro quello che dobbiamo fare qui.
Ma per la prima volta non mi importa. Se sarà disordine lo sarà con te.
 

 

 

 

 

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