Le moltitudini di viandanti che prendono posto e poi di corsa si rialzano, le cose che arrivano e non si trattengono, oppure stanno e dopo poco mutano: nulla si tiene in queste mani piccole, nulla che non cambi dopo averlo un po’ guardato, e mutiamo anche noi e con i nostri nuovi vestiti siamo pronti a sistemarci nelle considerazioni altrui.
Cambia persino la prospettiva da cui si guardano le cose cambiare: ce n’è una che permette ancora di sperare e ce n’è un’altra invece che sembra svelare gli insoliti incantesimi di cui mai nessuno parla, e intanto il ticchettio dell’orologio accompagna spezzoni di vita alla porta; questi si muovono di scatto e non si riesce mai a capire quale direzione prendano.
Alla fine si perdono i conti di ciò che è passato, si perde la presa su ciò che c’è ora, qualcuno crede che nulla si allontani di molto dallo sguardo di chi vorrebbe guardare ancora, qualcuno non si chiede, qualcuno non si espone.
C’è qualcosa che ritorna o che rimane qui nascosto?

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