Non so essere felice, ma so che già lo sai; maldestra vado a coprirmi il male che tu vedi lo stesso, io lastra con al centro l’osso rotto.
Il mio problema è che per me non ci sono più parole, a parte qualcuna delle solite che resta e si lascia ancora pazientemente toccare; forse basterebbe un po’ dormire, aspettare, vedere. Niente parole niente cura, niente nome a un ricordo, nessuna foce a un turbamento, solo un perpetuo camminare quando intorno è ancora notte, prima di un’alba che ci fa essere noi.
Il mio problema è che il mio pensiero sta per essere la mia rovina, quella che un tempo è stata la mia candela accesa a illuminarmi casa sarà d’un tratto condanna al cielo più nero e alla finestra più scura, a un carnevale a cui non sono mai invitata, una leggerezza mai sedotta e conosciuta. Il mio pensiero che è stato salvezza sarà macigno, prima vita e poi morte, da inaspettata soluzione ad atroce delitto, da riscatto insperato a sfiducia nel tutto.                          
E tu non hai colpa e ti sforzi a capire, e io non ho sonno e non vorrei pensare: sconosciuta a me stessa mi getto nell’ombra, anche oggi il destino è fatto così.

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