Crudelissima sveglia che mi ha fatto essere qui, ti ascolto ogni mattina nel ciclo senza fine di risvegli, voce padrona dell’eterno rinascere, del continuo rincorrere controvoglia la vita che è già pronta.
Questa mattina come mille altre, le gambe sotto al tavolo e la testa in altri luoghi, fisso le briciole sul tovagliolo e penso che se ti spezzi una traccia la lasci. Provo a inzuppare i residui del cattivo sonno nel caffellatte tiepido, magari si sciolgono e posso prenderli col cucchiaino trattenendoli in bilico; cerco risposte nella mia immagine assonnata riflessa nella tazza, lago di un Narciso al contrario, che non fa più sul serio e sa che deve cadere. Ci siamo detti che è importante arrivare in orario e allora ancora un minuto e poi mi alzo, d’altronde ho ancora tutto il giorno per far dei giri a vuoto e per confondermi le idee (ma poi a che pensano gli altri quando fanno colazione?). Maledetto sentimento che mi ha fatto fare tardi ieri sera, con la tua brama di far luce sulle questioni irrisolvibili e maledetta voglia di essere speciale che mi fa stare scomoda in qualsiasi posizione.
So solo annegare nella mia mente liquida e quindi mi aggrappo ad ogni cosa del mondo perché possa distrarmi, rapire i miei sensi e non lasciarmi da sola: non mi chiedo se ci sia sole oppure pioggia al di là delle tende stamattina, ma se ci sia ancora una luce che si possa sfruttare tra le quattro pareti che fanno il mio io.

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