E sono in vena di scappare, ma per incamminarmi chissà dove, se poi il luogo da cui fuggo lo ritrovo sempre addosso. È come fare un milione di passi lungo una strada che si chiude a cerchio, in cui l’arrivo è sempre e comunque il punto esatto di partenza, come ritornare sempre dove non voglio stare, andar via continuamente e continuamente ritornare.
Sono alll’ergastolo viaggiando, la condanna è il mio pensiero, la guardia è quel cielo che osserva e controlla che pian piano io sconti la mia pena ed assuma la mia dose di incertezza quotidiana: la centellina per bene, in modo tale che quasi nessun istante resti scoperto da quel siero fastidioso.
Ma l’illusione dell’ora d’aria, la leggerezza del momento di gioco, mi dicono che forse è solo una questione di tempo, di giorni e ore a rincorrere un vuoto e aspettare che qualcosa forzi le sbarre e strappi le catene attaccate alla mia caviglia esausta.
E sono in vena di scappare, ed anche qua mi chiudo a cerchio, e finisco con un punto anche se spero in una virgola.

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