Una barca sul lago si muove lentamente come il vento che accompagna questo tempo di un pomeriggio calmo, la quiete fuori fa eco al rombo dentro, la superficie delle cose è leggera e non nasconde niente. Onda dopo onda, lentamente, un po’ d’acqua e poi dell’altra, la risacca e un miscuglio che ritorna sulla spiaggia dalla sabbia sottile: tutto affonda e ritorna a galla per mischiarsi e sparire nel ricordo di chi ha visto e non si è distratto troppo. Abbandonare lo sguardo allo scintillio dell’acqua, con una brezza che fa vibrare l’immagine e manda via la nettezza delle linee che ora si frappongono e si dileguano senza possibilità di un ultimo recupero: la terra adesso appartiene solo a chi sa immaginare.
Il sole scalda il tuo viso impensierito e stanco e non dà modo nemmeno alla tua fronte di nascondersi in spazi d’ombra ritagliati a stento in questa tela dai colori accesi di un fine estate caldo, sei allo scoperto qui davanti a me e con gli occhi piccoli di chi ha la luce addosso; ti stringerò nella mia mente per analizzarti i tratti così nudi e così tesi, perché la trasparenza di un agosto terso non si conserva mai.
Accosto l’orecchio al ritmo pacato di questa giornata, all’andamento irregolare e lento del non aver nulla da fare, se non guardarti mentre cerchi di inserire la tua luce in quest’incendio di stagione, scoperchiare il tuo calore nel ribollire di queste ultime ore di una vacanza assonnata.

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